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NOTO - VALLE DEL TELLARO: DISASTRO AMBIENTALE PER VERSAMENTO DI OLIO GREGGIO DALL'OLEODOTTO ENIMED RAGUSA-PRIOLO.
Il Comune di Noto ha segnalato alla Procura della Repubblica  la società Eni Mediterranea Idrocarburi per disastro ambientale



Noto,  19.01.2010Il Comune di Noto, per il tramite del Comando della Polizia Municipale, ha formalmente informato la Procura della Repubblica di Siracusa del disastro ambientale causato nella C/da Tagameli, in territorio di Noto, dalla società Eni Mediterranea Idrocarburi S.p.A. a seguito della rottura di un tubo dell’oleodotto che trasporta greggio da Ragusa agli stabilimenti Eni di Priolo. Dell’accaduto era già stata data immediata notizia nelle stessa giornata di domenica al magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Siracusa.  Nella nota inviata alla Procura della Repubblica dal Comandante della Polizia Municipale di Noto si legge, in dettaglio cronologico, la successione degli eventi che vanno dalla individuazione del danno il 17 gennaio scorso, a seguito della segnalazione di un agricoltore del posto, alle varie operazioni che si sono succedute da quel momento e che si possono riassumere nel primo intervento ad opera di una squadra dei VV. F. del distaccamento di Palazzolo A. che ha potuto appurare che il danno è stato presumibilmente causato da un cedimento della struttura dell’oleodotto, nell’intervento di una squadra di tecnici dell’Eni di Ragusa, avvisati tramite la Protezione Civile di Siracusa, e dei Vigili del Fuoco di Siracusa che provvedevano ad intercettare e bloccare la fuoriuscita di greggio, e quindi nell’inizio delle operazioni per la bonifica del sito, ad opera dei Vigili del Fuoco, con la sistemazione di sacchi assorbenti ed altro materiale.



Nella giornata di lunedì 18, per gli accertamenti di competenza, è intervenuto sul posto il personale dell’ARPA di Siracusa. Nella stessa giornata personale del Comando della polizia Municipale ha effettuato una ricognizione lungo il torrente interessato, attraverso il Vallone Ciurca fino al ponte sul fiume Tellaro, accertando la presenza di greggio depositato sulle piante e sulle rocce vicino al torrente (a circa 300 metri dal punto di rottura era presente ancora abbondante liquido lungo l’alveo del torrente).



Nella nota viene infine precisato che nella zona interessata dal disastro vige il vincolo idrogeologico ed il vincolo fluviale, inoltre nella zona sono presenti sorgenti e precisamente una a valle (a circa Km 1,3 dal punto di sversamento) e due a monte (a circa Km 0,800 dal punto di sversamento). Le  contrade coinvolte sono interessate alla produzione dell’Olio di Oliva degli Iblei DOP ed inoltre ivi insistono parecchie aziende agro-zootecniche con la produzione di latte e carne.    



Noto,18.01.2010 Il Sindaco di Noto avv.Corrado Valvo appena avvertito, stamattina era già  sul posto per constatare di persona il danno verificatosi in Contrada Furmica-Tagameli nell'oleodotto ENIMED che porta il greggio da Ragusa a Priolo." Il Comune di Noto verificherà la portata del danno verificatosi a seguito della rottura di una parte di un oleodotto nella c.da Tagameli - scrive il Sindaco - ove è stato effettuato un sopralluogo per accertare che tipo di conseguenze possano derivare all’ambiente, e soprattutto ai fiumi, dalla fuoriuscita di tale liquido che ha già invaso buona parte delle campagne.Dopo l’accertamento delle cause, il Comune diffiderà i responsabili e presenterà una dettagliata denunzia per tutti i danni materiali e di immagine che da tale increscioso atto di imperizia e negligenza derivano al territorio.L’attenzione dell’Amministrazione Comunale all’ambiente – conclude il Sindaco – è massima e non è tollerato per nessuno poter avere ‘disattenzioni’ o commettere atti che possano determinare danni ambientali”.

(Fonte: http://www.lagazzettadinoto.it/)

NOTIZIA CORRELATA
Il disastro ambientale provocato nella valle del Tellaro dalla rottura dell’oleodotto Ragusa - Priolo fornisce a Legambiente Sicilia l'occasione per richiedere a gran voce l'allontameneto del deposito Somicem /EniMed dalle falde dei Monti Climiti e la delocalizzazione del Pontile di Magnisi


 

 

 

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