PRIOLO

GARGALLO

AMBIENTE-CULTURA-POLITICA-TURISMO-NEWS

priolo gargallo, priolo, salvo maccarrone, priolo, magnisi, thapsos, tapso, priolo gargallo, manomozza, basilica san foca, priolo

www.priolo.da.ru

 

  

                  

 

         

La news che stai leggendo sta riscuotendo molti apprezzamenti.

Related Posts with Thumbnails

"QUANTI AMICI HA TOTO' RIINA?" - Un'opinione di Giorgio Bocca destinata a fare scalpore tra i bigotti di chiesa, politica, mafia e carabinieri che sapevano,sanno ma fanno finta di non conoscere le palesi verità storiche....
Fatti su periodi particolarmente oscuri  (ma anche meno oscuri) della vita della Repubblica Italiana difficilmente digeribili da coloro che Bocca cita e addita.

Giorgio Bocca, sul numero 33 del settimanale "L'Espresso", in edicola dal 14 agosto 2009, si è prodotto in una denuncia che sicuramente accenderà polemiche a non finire. L'attacco forte è quando afferma che  è sui «compromessi fra mafia e Stato" che "si fonda l'unità d'Italia».


Gli ipocriti sicuramente vi leggeranno un attacco all'Arma dei Carabinieri, un affondo rivolto a coloro che, operando in Sicilia, grava l'ombra della collusione con la mafia.
In realtà il prestigioso giornalista dell'Espresso ha scodellato, anche se  in maniera brutale, una verita storica  ovverossia che la mafia nell'Isola di Sicilia si è avvalsa di lacune ed omissioni di uomini di Chiesa e di esponenti delle forze dell'ordine, non soltanto di Carabinieri.
Un rapporto regolato da «tacite regole di coesistenza» - scrive Giorgio Bocca - dettate dal terrore che la criminalità organizzata sarebbe in grado di incutere «ai Carabinieri, specie quelli che arrivano da altre provincie, sanno che la loro vita è appesa a un filo che con un colpo di lupara può raggiungerli in ogni vicolo, in ogni tratturo».

Salvo Maccarrone, 14 agosto 2009

Ecco il testo integrale dell'Opinione di Giorgio Bocca (L'Espresso, 20 agosto 2009, n.33, in edicola già da venerdì 14 agosto 2009):

L'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il capo siciliano della mafia Totò Riina, lo scrittore della sicilitudine Leonardo Sciascia, il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso dalla mafia perché la conosceva bene, Massimo Ciancimino il figlio del sindaco mafioso di Palermo don Vito e altri esperti della onorata società hanno spiegato invano agli italiani che il problema numero uno della nazione non è il conflitto fra il legale e l'illegale, fra guardie e ladri, fra capi bastone e le loro vittime inermi, ma il loro indissolubile patto di coesistenza.

L'essere la mafia la mazza ferrata, la violenza che regola economia e rapporti sociali in province dove la legge è priva di forza o di consenso.

Eppure la maggioranza degli italiani non se ne vuol convincere, si rifiuta di crederlo e quando il capo della mafia Totò Riina fa sapere che l'assassinio del giudice Paolo Borsellino è stato voluto o vi hanno partecipato i tutori dell'ordine, ufficiali dei carabinieri o servizi speciali, il buon italiano si dice: è l'ultima scellerataggine di Riina, mette male nel nostro virtuoso sistema sociale. (Nella foto la copertina del settimanale citato)
Se ci sono due scrittori italiani e siciliani che hanno larga e meritata popolarità nel paese essi sono Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore del 'Gattopardo' e Andrea Camilleri i cui libri sono in testa alle vendite, salvo il libro migliore, uno dei primi edito da Sellerio in cui spiegava per filo e per segno i compromessi fra mafia e Stato su cui si fonda l'unità d'Italia.


Senza alcuna presunzione di avvicinarmi a questi maestri, vorrei umilmente ricordare ai miei connazionali le ragioni per cui il capo delle mafie Totò Riina ha potuto scrivere il famoso 'papello' al capo del governo italiano per chiedergli, come ora ci fa sapere Massimo Ciancimino custode del documento, se, viste le buone relazioni correnti, il capo del governo non poteva mettere a disposizione
del capo della mafia una rete della televisione. Proprio come chiesero e ottennero la Terza rete i comunisti quando condizionavano il mercato del lavoro.

Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri 'nei secoli fedeli' si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la 'onorata società'.

Del pari sono rimaste senza spiegazioni le accuse e le richieste di chiarezza mosse, quando era sindaco a Palermo, da Leoluca Orlando. Eppure una ragione del 'comportamento speciale' della più efficiente polizia italiana verso la mafia c'è ed è evidente: i carabinieri, come la mafia, non sono qualcosa di estraneo e di ostile alla società siciliana, fanno parte e parte fondamentale del patto di coesistenza sul territorio, di controllo del territorio condiviso con la Chiesa e con la mafia. In ogni paese siciliano accanto alla Chiesa e al parroco c'è una caserma dei carabinieri e una cosca mafiosa.

Spiega Camilleri nel suo aureo
libretto: i parroci sono persone oneste, ma sanno che a mettersi apertamente contro la mafia restano isolati, senza sussidi, senza ragazzi negli oratori.

E i carabinieri? I carabinieri, specie quelli che arrivano da altre provincie, sanno che la loro vita è appesa a un filo che un colpo di lupara può raggiungerli in ogni vicolo, in ogni tratturo.

Non è naturale, obbligatorio che si creino delle tacite regole di coesistenza o di competenza?



 

 

 

© 2001-2008 Salvo Maccarrone
stats
 
www.maccarrone.da.ru - priolo.altervista.org - www.priolo.da.ru

Nuova Paura a Priolo per l'ennesimo
BOTTO ERG
13 ottobre 2008
Botto Erg del 13 ottobre 2008
 
NO all'anonimato
No all'anonimato su www.maccarrone.da.ru

Statistiche

 

statsGoogle2008