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Se l'esperienza ci insegna qualcosa, ci insegna questo: che un buon politico, in democrazia, è tanto impensabile quanto un ladro onesto (Henry Louis Mencken).

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Don Palmiro Prisutto: "Le istituzioni vanno rispettate, ma talvolta bisogna difendersi da esse".Intanto il massacro della popolazione del triangolo Augusta-Priolo-Melilli continua. Il cancro ne ha uccisi più del terremoto o degli attentati terroristici.
Abruzzo: l’ipocrisia di stato nelle calamità.

Ricordate l’espressione che taluni politici (presidenti della repubblica Cossiga e Scalfaro) “Par condicio” usavano negli anni ‘90? La “par condicio” dovrebbe essere un pilastro portante della democrazia. Purtroppo la par condicio, invocata dai più deboli come espressione di giustizia, spesso, la stabilisce il più forte per il proprio tornaconto.

L’Abruzzo, con la sua tragedia, è diventata per l’attuale classe politica dirigente una passerella di ipocrisia, specialmente se, come tutto lascia intuire, è una sorta di campagna elettorale in vista delle prossime elezioni europee. Nonostante la crisi, subito qui - è stato annunciato ai terremotati – avverrà la ricostruzione e i soldi per essa, con un colpo di bacchetta magica, sono spuntati.

Par condicio.

Io ricordo che, in occasione del “terremoto scomparso” del 13 dicembre 1990, ci vollero ben tredici mesi per avere la legge, ottenuta con forti proteste che oggi verrebbero sicuramente criminalizzate. In Abruzzo non c’è stato bisogno di proteste: in meno di tre settimane la legge e promesse di benefici: in Sicilia tredici mesi di attesa per una ricostruzione infinita. Sono bastati i riflettori dei media, che nel terremoto in Sicilia furono tenuti a distanza; L’Aquila si trova a soli 100 km da Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti i politici; la Sicilia si trovava a 1000 km, era più lontana e per di più non c’era ancora neanche la promessa del ponte. Ai funerali di stato delle vittime del piccolo terremoto del 1990 lo stato mandò solo le corone di fiori, tenne lontani scienziati e soccorritori in attesa della replica del terremoto. Poi, per paura della mafia che poteva mettere le mani sui soldi della ricostruzione, consegnò i terremotati nelle mani di quel carnefice chiamato burocrazia. Di questo ne so, direttamente, qualcosa.

“Lo stato”, disse Berlusconi ad Acerra, “è tornato ad essere stato”. È bastato “militarizzare” il territorio. È bastato approvare una legge che criminalizza ogni forma di protesta, anche giusta. L’ultima trovata del “leader maximo italiano” è stata quella di annunciare (con la falsa scusa del risparmio per aiutare i terremotati) che il prossimo G8 si terrà a L’Aquila, così non ci saranno le proteste (motivo vero). Intanto c’è in atto un altro G8 a Siracusa: che possiamo definire un “festival dell’ipocrisia” perché qui, in provincia di Siracusa, lo stato è presente solo con l’erario che incassa, ma non sborsa.

A L’Aquila un procuratore sta indagando: è probabile che i morti dell’Abruzzo siano vittime più della speculazione edilizia che del terremoto.

A Siracusa, anch’essa zona sismica (e di primo grado), non abbiamo un magistrato come quello de L’Aquila che ha aperto un fascicolo per capire se i tanti morti di cancro, se i bambini malformati del “triangolo della morte chimica”, se i troppi aborti dei nostri ospedali siano riconducibili a delle cause precise. Dopo l’epoca “condorelliana”, qualche anno fa venne aperto un fascicolo, ma forse poiché puzzava troppo, fu chiuso.

Intanto il massacro della popolazione del triangolo Augusta-Priolo-Melilli continua. Il cancro ne ha uccisi più del terremoto o degli attentati terroristici.

Il genocidio dei bambini (non fatti nascere) di Augusta continua nell’indifferenza della magistratura (organo di stato). Perché in Abruzzo, dopo il terremoto, si cerca di colpevolizzare ingegneri e costruttori mentre ad Augusta, Priolo e Melilli queste vittime si seppelliscono in silenzio, senza cercarne i responsabili?

E se, in altre parti d’Italia, lo stato decide di intervenire nella strage di Augusta lo stato ha deciso di non intervenire perché lo detta la ragion (economica) di stato. Ogni intervento di stato è giusto?.

Quanto sta accadendo in Abruzzo, (seduta straordinaria del consiglio dei ministri a L’Aquila) mi sembra una messa in scena ben orchestrata in vista della prossima tornata elettorale; mi sembra una volgare speculazione sulla sofferenza, specie se confrontata con quello che abbiamo passato noi siciliani nel 1990.

Se poi si è circondati di portavoce ben addestrati all’arte di stravolgere la verità e di irretire l’intelligenza e se poi si è anche proprietari palesi o occulti di mass-media nazionali la popolazione può essere ingannata e manipolata, anche ai fini elettorali.

Per me, come lo ritengo per i siciliani colpiti dal terremoto del 1990, la ferita più grande ancora aperta è quella di aver sperimentato la mancanza di solidarietà della nazione e l’assenza delle istituzioni in quella tragedia appena sfiorata.

In Abruzzo, se dovesse essere accertata la responsabilità di tecnici e costruttori, sull’onda emotiva del terremoto, sicuramente ci saranno delle condanne, come quella di San Giuliano. Poiché siamo in Italia non esiste la par condicio, neanche nella ricerca delle responsabilità.

A Siracusa, “patrimonio dell’umanità” in questi giorni alcuni “grandi” sono attorno a un tavolo per parlare di ambiente: poco più a nord di Siracusa nel territorio che io definisco “pattumiera dell’umanità” per quei problemi di cui a Siracusa si discute la gente continua a morire lontano dai riflettori e dalle passerelle dei politici.

Ma mi sorprende una cosa: come mai i responsabili vengono ricercati solo dopo le tragedie?

Qui, dove la gente, da decenni, denuncia i motivi della strage silenziosa della mortalità del cancro; dove tutti sanno delle condizioni di sicurezza e di lavoro del polo petrolchimico, perché lo stesso stato preferisce non intervenire, anzi aggrava la situazione decidendo istituzionalmente l’ulteriore sorgere di impianti pericolosi e inquinanti come termovalorizzatori e rigassificatore? Che dire della impossibile bonifica della rada di Augusta, dove in nome del progresso e del benessere, giacciono 18 milioni di metri cubi di fanghi tossici?

Si stanno mettendo le basi per una tragedia di proporzioni assai più grandi di quella dell’Abruzzo o di qualsiasi altra calamità.

Ma in questo caso, le istituzioni, dal ministero dell’ambiente a quello della salute, magistratura compresa, da che parte stanno? Le istituzioni rappresentano i cittadini o i cittadini (di Augusta-Priolo-Melilli) vedono in esse l’avversario da cui difendersi?

Non è democrazia, impedire i referendum contro termovalorizzatori e rigassificatore; non è democrazia comprare le pagine dei giornali per informare la gente a senso unico, per decantare le bellezze inesistenti e la sola utilità (economica privata) dei termovalorizzatori e rigassificatore; è contro la deontologia professionale per chi scrive sui giornali asservirsi a certi poteri per stravolgere la verità.

Augurandomi che certe scelte economico-politiche che passeranno ancora una volta sulla testa degli abitanti di Augusta-Priolo-Melilli, già martoriati dal falso progresso, non abbiano a scrivere un’altra triste pagina della storia d’Italia, attendiamo l’esito del referendum di Melilli. Mi auguro che i Melillesi sappiano scrivere, con le loro decisioni una degna pagina di storia di questo territorio.



Purtroppo una brutta pagina era stata già scritta con Marina di Melilli, dove non fu né il terremoto né il maremoto a distruggerla ma l’ipocrisia e il profitto.

Augusta, 24 aprile 2009

Prisutto Palmiro

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