PRIOLO

GARGALLO

AMBIENTE-CULTURA-POLITICA-TURISMO-NEWS

priolo gargallo, priolo, salvo maccarrone, priolo, magnisi, thapsos, tapso, priolo gargallo, manomozza, basilica san foca, priolo

www.priolo.da.ru

 

  

                  

 

         

A volte il vincitore è semplicemente chi non ha mai mollato. (Jim Morrison)

Related Posts with Thumbnails

Padre Palmiro Prisutto: "Cosa succederà al prossimo terremoto?" - Dopo le catastrofi la stato consegna le vittime e i superstiti in mano ad un Carnefice chiamato BUROCRAZIA
Il recente terremoto dell’Abruzzo mi ha riaperto una ferita: quella provocatami dal terremoto del 1990.
Sopravvivere a un terremoto è già una fortuna.

Spesso non si sopravvive alla burocrazia che ti nega il diritto alla casa per decenni.

In Abruzzo o in altre parti d’Italia dopo il terremoto basta raggiungere uno spazio aperto per sentirsi al sicuro: ad Augusta e dintorni lo spazio aperto, per quanto grande non basterebbe. La nostra storia delle calamità comprende anche diversi maremoti ed anche le conseguenze innescate dal terremoto. E’ già successo in Turchia e in Giappone: il terremoto ha fatto esplodere impianti industriali. Ad Augusta nel 1693 (XI grado) dopo il terremoto e il maremoto esplose la polveriera del castello: l’esplosione uccise altre 800 persone in aggiunta alle 2400 già provocate dal sisma.

Oggi, dopo aver collocato il più grande polo petrolchimico d’Europa su una zona sismica di primo grado, si vorrebbe aggiungere anche un rigassificatore, oltre ad altri pericolosi impianti.

Cosa succederà al prossimo terremoto?

Prevediamo un gemellaggio con Hiroshima?

Terremoto del 13 dicembre 1990
VIII grado scala mercalli (fonte ufficiale)

17 morti

Qualche centinaio i feriti

15000 senzatetto

Tre province Siracusa, Catania e Ragusa lamentano danni più o meno veritieri provocati dal terremoto.

Il ministro Lattanzio viene a Siracusa per alcune ore poi fugge dalla zona terremotata perché la protezione civile teme una seconda forte scossa.

La comunità scientifica viene invitata dal governo (Andreotti) a non recarsi sul posto in attesa degli sviluppi della crisi sismica.

I soccorsi non vengono inviati (arriveranno solo alcuni giorni, dopo la seconda scossa)

C’è il fondato timore che il polo petrolchimico di Augusta salti in aria provocando una strage superiore a quella del terremoto.

Per questo terremoto non verrà mai dichiarato lo stato di calamità.

I terremotati a più riprese nei mesi successivi bloccheranno strade, ferrovia e porto.

Dopo tredici mesi otterranno il diritto alla ricostruzione.

Dopo 19 anni dal terremoto molte ferite sono ancora aperte.

La ricostruzione è solo una parola vuota.

Solidarietà ? un enigma.



Due settimane dopo il terremoto scrivevo:

Augusta: zona ad elevato rischio


Anche stavolta è andata bene!

È il commento più diffuso sulle labbra della gente di Augusta, Priolo e Melilli, dopo il terremoto e la paura della notte di S. Lucia.

Non erano passate neanche due settimane da quando Augusta ed i Comuni circostanti erano stati dichiarati «Area ad elevato rischio di crisi ambientale», dal Ministero competente che la "Natura" (molto più competente dei più competenti) ha dato un chiarissimo avvertimento.

Si sapeva che i tredici complessi chimici e petrolchimici sorti in pochi anni tra Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa erano stati costruiti su un'area riconosciuta "ad alto rischio sismico".

E proprio a pochi chilometri allargo del mare di Augusta è stato localizzato il vero epicentro del terremoto, ma "qualcuno" agli organi di informazione e stampa si è affrettato a fornire un epicentro di comodo, a 50 Km più a sud: altro esempio di quei troppi "silenzi o segreti di stato" che gravano su questo territorio.

"Ufficialmente (questa è la verità finora fatta trapelare) la zona industriale non ha subito danni rilevanti", ma ad Augusta e Priolo nessuno crede a questa rassicurante dichiarazione.

Sappiamo di danni all'Enichem Augusta, all'Enel Tifeo di Augusta, alla Cementeria di Augusta, agli stabilimenti della Montedison, abbiamo saputo di un incendio alla raffineria Esso di Augusta, abbiamo saputo che sono in corso accurati "controlli" alla raffineria ISAB, ma la gente, come di consueto, non saprà mai la verità, come da tempo non si sa più nulla degli incidenti in fabbrica. Ma la conta dei danni e dei morti, dei feriti e dei senza tetto ha già scoperchiato la pentola delle bugie di Stato: sono stati in molti a notare l'assenza del Capo dello Stato, dei Ministri e di tutto il loro seguito ai funerali delle vittime del terremoto a Carlentini, forse perchè i 12 morti di Carlentini valgono molto meno di un magistrato o di un politico uccisi dal terrorismo o dal potere mafioso.

Ci sono oltre duecentomila persone che sono costrette a vivere in quella zona che in fatto di rischi veri non è seconda a nessuna su tutto il territorio di questa Repubblica: oltre duecentomila persone che sono costrette a respirare ogni giorno oltre 600 tonnellate di vapori d'ammoniaca, di cloro, di anidride solforosa, di ossido d'azoto riversate in atmosfera da quei tredici complessi industriali che riforniscono più di mezza Italia e parte d'Europa di benzina, gasolio, lubrificanti, fertilizzanti, polimeri, detergenti e derivati vari dalla raffinazione del petrolio; oltre duecentomila persone che sono costrette a vivere su un territorio diventato un'immensa discarica di rifiuti tossici e nocivi: i 42 Kmq della zona industriale di Augusta producono da soli il 60% dei rifiuti TN del territorio dell'intera Sicilia (25.000 Kmq); oltre duecentomila esseri umani che sono costretti a vivere su un territorio che le massime Autorità della Sicilia, contro la volontà popolare, hanno elevato a centro di raccolta e smaltimento dei rifiuti ospedalieri dell'intera Regione.

Altri rischi particolari come grandi depositi di carburante per le navi all'interno del centro abitato di Augusta, a diretto contatto con le abitazioni civili o i grandi serbatoi di ammoniaca a pochi metri dall'abitato di Priolo non sono stati finora presi in debita considerazione da alcuna Autorità competente, nonostante le fondate preoccupazioni dei cittadini.

E poi, per continuare, gli incidenti industriali taciuti o il silenzio monetizzato; il ricatto occupazionale; i cento milioni di metri cubi d'acqua della falda emunti ogni anno dalla zona industriale.

Eppure tutto questo era stato denunziato tra 1976 e il 1980 quando nella rada di Augusta i pesci morivano a migliaia di tonnellate, quando i bambini di Augusta nascevano malati, quando si scoprì che il cancro in questa zona ne uccideva uno su tre, quando si scoprì che la durata della vita media in questa zona era cinque-sei anni inferiore alla media nazionale; quando, con la complicità di alcuni politici, per fare spazio ad un altro stabilimento del progresso (la raffineria ISAB) fu evacuato e raso al suolo l'abitato di Marina di Melilli.

Ed ancora, per finire, il rischio militare: i depositi e gli arsenali della base della Marina Militare; e poi lo strano ed impenetrabile silenzio sulla base NATO nelle viscere della terra sotto il comune di Melilli dove la VI flotta USA custodisce i propri arsenali chimici e forse anche atomici. Rischi a non finire, che potevano, potrebbero e possono sommarsi e che la notte del 13 dicembre 1990 avrebbero potuto generare una catastrofe.

Ma all’orizzonte si profilano altri rischi: il rischio che altre migliaia di persone si aggiungano ai tanti senzatetto del Belice e dell'Irpinia; il rischio di vedersi dimenticati da quello Stato che ha sfruttato e continua a sfruttare economicamente questo angolo di terra italiana;

(quanto "restituirà" per la ricostruzione ai siciliani colpiti dal terremoto quello Stato italiano che ogni anno incassa dal porto di Augusta circa 1.200 miliardi
(di lire. Oggi il gettito fiscale complessivo è stimato in 18 miliardi di euro. Potremmo costruire 3 ponti sullo stretto Solo con i soldi incassati dall’area Augusta-Priolo-Melilli si potrebbero dare settemilioni e duecentomila lire ad ognuno dei cinquemilioni di siciliani, quasi 29 milioni ad ogni 4 siciliani (una famiglia) senza contare il profitto delle aziende).
di utili netti e senza contare quelli delle tasse sulla benzina e sugli altri prodotti petroliferi che partendo da qui riforniscono mezza Italia e parte dell'Europa?); il rischio che questo terremoto, che già non fa più notizia, venga considerato come l'ennesima scocciatura che viene dal sud, che turba la tranquillità di un governo ancora incapace di dare una risposta ai tanti problemi del meridione. Il rischio che su questo terremoto e sulle mancate conseguenze venga stesa un'altra coltre di silenzio.

Gennaio 1991

Don Palmiro Prisutto



Oggi, 19 APRILE 2009, posso affermare E DOCUMENTARE:

dopo le catastrofi la stato consegna le vittime e i superstiti in mano ad un Carnefice chiamato BUROCRAZIA.

Don Palmiro Prisutto


 

 

 

© 2001-2008 Salvo Maccarrone
stats
 
www.maccarrone.da.ru - priolo.altervista.org - www.priolo.da.ru

Nuova Paura a Priolo per l'ennesimo
BOTTO ERG
13 ottobre 2008
Botto Erg del 13 ottobre 2008
 
NO all'anonimato
No all'anonimato su www.maccarrone.da.ru

Statistiche

 

statsGoogle2008