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Repubblica — 17 gennaio 2003 - Priolo, 18 arresti all' Enichem i veleni finivano nei tombini
Repubblica — 17 gennaio 2003 pagina 12 sezione: CRONACA

SIRACUSA - Mercurio «smaltito» dentro normalissimi tombini, rifiuti tossici scaricati in mare, sostanze altamente inquinanti miscelate con rifiuti come fossero semplice spazzatura. Con un risparmio di milioni di euro. Ma con danni gravissimi all' ambiente e nel «totale disprezzo per la vita umana». Per questo ieri sono finiti in manette i vertici dell' Enichem di Priolo, manager e dirigenti, capisettore e responsabili dello stabilimento che sorge nel cuore del polo industriale siracusano. Diciotto le persone che sono state arrestate per ordine della procura di Siracusa che sta anche indagando sull' inquietante aumento di malformazioni congenite nei bambini nati e sull' impennata dei tumori in quello che viene definito il triangolo maledetto di Priolo, Augusta e Melilli. In carcere sono finiti Giuseppe Genitori D' Arrigo, già direttore dello stabilimento Enichem di Priolo e attuale direttore della Polimeri Europa; Giuseppe Rivoli, direttore dello stabilimento di Priolo; Gaetano Claves, ex vicedirettore dello stabilimento di Priolo e attuale direttore dell' Enichem di Gela; Alfio Caceci, funzionario della Provincia di Siracusa, responsabile dei controlli amministrativi sulla gestione dei rifiuti dello stabilimento di Priolo. Assieme a loro Giuseppe Farina, responsabile sicurezza; Luigi Russo, responsabile tenuta registri dei rifiuti speciali e tossici; Luciano Adamo, responsabile ecologia e Franzo Miano, responsabile gestione dei rifiuti dello stabilimento di Priolo. Gli arresti domiciliari sono stati concessi ad altre 10 persone. Sono accusati di aver costituito «una associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di ingenti quantità di rifiuti pericolosi contenenti mercurio». Ma anche di aver miscelato rifiuti pericolosi, utilizzato formulari falsi, indicato dati fasulli nei certificati di analisi, e di aver trasportato i rifiuti speciali in discariche non autorizzate. Ad innescare la scintilla che ha provocato il terremoto giudiziario è stato un esposto di un gruppo di cittadini di Priolo. Che la mattina del 10 settembre del 2001 segnalarono alla magistratura una larga chiazza rossastra nel tratto di mare antistante l' Enichem. Così scattarono gli accertamenti che, in un primo tempo, appurarono solo «una elevata percentuale di acido solforico» dispersa in mare. Le indagini sono andate avanti per un anno e mezzo con l' aiuto di decine di periti: nei campioni prelevati in mare a Priolo è stata rilevata una percentuale di mercurio ventimila volte superiore ai livelli «tollerati» dalla legge. Il mercurio, cioè il più micidiale delle sostanze di scarto dello stabilimento, secondo i magistrati siracusani veniva scaricato dentro i tombini e, attraverso un canale di scolo, finiva direttamente in mare. Un «attentato all' ambiente» che ha provocato modifiche genetiche in organismi marini analizzati dai periti. Le perquisizioni effettuate in 92 discariche di tutta Italia dove l' Enichem spediva i rifiuti hanno invece permesso di accertare che spesso i veleni di scarto dello stabilimento erano smaltiti come fossero rifiuti normali, con il pericolo di inquinamento per il terreno e le falde acquifere, ma con un risparmio per l' azienda di diversi milioni di euro. «Nell' attività d' impresa - spiega il procuratore Roberto Campisi - c' era una forte volontà di riduzione dei costi, sia a livello alto che in quello intermedio dell' azienda. E dalle intercettazioni telefoniche e ambientali - aggiunge Campisi - emerge la disinvoltura ed il sostanziale disprezzo per il valore dell' ambiente e della stessa vita umana». - MICHELA GIUFFRIDA

Repubblica — 17 gennaio 2003 pagina 12 sezione: CRONACA


 

 

 

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