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Roma, 22 novembre 2008 - E' morto il giornalista Sandro Curzi
Sandro Curzi è morto oggi, 22 novembre 2008ROMA - Si è spento questa mattina a Roma il giornalista Sandro Curzi, 78 anni, attualmente consigliere d'amministrazione della Rai. Nato a Roma il 4 marzo 1930, Curzi aveva militato prima nel Partito comunista, poi in Rifondazione Comunista, alla fine degli anni 80 è stato direttore del Tg3, poi dal 1998 al 2005 direttore del quotidiano "Liberazione".

22 novembre 2008

INFO SU ALESSANDRO CURZI
Alessandro Curzi , detto Sandro (Roma, 4 marzo 1930 – Roma, 22 novembre 2008 ) è stato un giornalista e politico italiano.

Biografia

Frequentando il ginnasio "Tasso" a Roma, a tredici anni entra in contatto con gruppi della Resistenza antifascista capeggiati da Alfredo Reichlin; insieme a lui Citto Maselli, i fratelli Aggeo e Arminio Ravioli. Il suo primo articolo è sull'"Unità clandestina" per raccontare l’assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini.

Le manifestazioni studentesche antifasciste sono attive in tutta Roma e Curzi collabora attivamente con il gruppo partigiano romano che opera nella zona Ponte Milvio-Flaminio.

Nel marzo del 1944 gli viene concessa, nonostante la minore età, la tessera del Pci.

Nel 1947-48 lavora al settimanale social-comunista Pattuglia, diretto dal socialista Dario Valori e dal comunista Gillo Pontecorvo. Nel 1949 diventa redattore del quotidiano della sera romano "La Repubblica d’Italia", diretto da Michele Rago. Nello stesso anno è tra i fondatori della Federazione Giovanile Comunista Italiana, di cui viene eletto segretario generale Enrico Berlinguer.

Divenuto capo-redattore del mensile della Fgci "Gioventù Nuova", diretto dallo stesso Enrico Berlinguer, cura anche l’antologia per giovani “L’avvenire non viene da solo” illustrata dalla pittrice Anna Salvatore, di cui si vendono 150 mila copie.

Nel 1951 è inviato nel Polesine per raccontare le conseguenze di quella tragica alluvione e vi rimane per un lungo periodo come segretario della Fgci.

Nel 1954 si sposa con la giornalista e “compagna” Bruna Bellonzi (avranno poi una figlia, Candida, destinata anch’essa a fare il mestiere di giornalista).

Tornato a Roma, nel 1956 partecipa, insieme a Saverio Tutino, Carlo Ripa di Meana, Guido Vicario, Luciana Castellina ed altri, alla fondazione del settimanale Nuova Generazione, di cui diventa direttore nel 1957.

Nel 1959 passa a l'Unità, organo del Pci, come capo-cronista a Roma. Nell’anno successivo, è inviato in Algeria per seguire la liberazione dal colonialismo francese e intervista il capo del fronte di liberazione nazionale Ben Bella.



Divenuto caporedattore centrale e direttore responsabile de L'Unità, nel 1964, per un breve periodo, ricopre la carica di responsabile Stampa e Propaganda della direzione del Pci, sotto il coordinamento politico di Gian Carlo Pajetta.

Dopo la morte di Palmiro Togliatti, accompagna il nuovo segretario del Pci Luigi Longo alla sua prima “Tribuna politica” televisiva diretta da Jader Jacobelli.

Fonde e dirige l’agenzia quotidiana Parcomit, voce ufficiale del Pci; collabora attivamente alla crescita della radio Oggi in Italia, che trasmetteva da Praga e che, seguita in quasi tutta l’Europa dagli emigrati italiani, può contare su uffici di corrispondenza particolarmente attivi in Germania (nella Volkswagen) e in Belgio fra i minatori italiani.

Dal 1967 al 1975 è vicedirettore di Paese Sera, quotidiano della sera di rilevante importanza nella seconda parte del secolo scorso, con un grande ruolo nella rappresentazione della rivolta giovanile del 1968 e della riscossa operaia del 1969.

Nella RAI

Nel 1975, con un bando di concorso indetto dalla Rai per l’assunzione di giornalisti di “chiara fama” disposti a lavorare come redattori ordinari, entra nella redazione del Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel 1976, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla Terza Rete televisiva della Rai. Nel 1978 è condirettore del Tg3, diretto da Agnes, e collabora alla realizzazione della popolare trasmissione Samarcanda.

Dal 1987 al 1993 dirige il Tg3.

Nel 1991 pubblica, con Corradino Mineo, il saggio "Giù le mani dalla Tv" (Sperling & Kupfer). Nel 1993, in contrasto con il nuovo consiglio di amministrazione della Rai (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Dematté), si dimette.

Nei due anni successivi dirige il telegiornale dell'emittente televisiva Telemontecarlo. Nel 1994 pubblica "Il compagno scomodo" (Mondadori). Dopo un'esperienza di editorialista quotidiano all'interno del "Maurizio Costanzo Show", nel 1996 conduce le quattordici puntate del programma "I grandi processi" su Rai Uno.

Al Festival di Sanremo 1995 ha cantato nel gruppo La Riserva Indiana con il nome Sioux di "Grande Capo Vento nei Capelli" la canzone Troppo Sole.

Nel 1997, in polemica con la candidatura dell'ex magistrato di Milano Antonio Di Pietro nelle liste dell'Ulivo, si presenta candidato al Senato in una lista di sinistra denominata "Unità Socialista", ottenendo il 14% dei voti.

Dal 1998 al 2005 dirige Liberazione, organo del Partito della Rifondazione Comunista guidato da Fausto Bertinotti; eletto consigliere di amministrazione della Rai dalla Commissione parlamentare di vigilanza, con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, diventa poi per tre mesi presidente della Rai, in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli.

Il 16 luglio 2008 si astiene, a sorpresa, sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai Fiction Agostino Saccà che, come risultava da numerose intercettazioni telefoniche, aveva progettato di dar vita a un'altra azienda di fiction, concorrente alla Rai, insieme al patron della più grande azienda concorrente della Rai stessa, nonché allora capo dell'opposizione, Silvio Berlusconi. L'astensione di Curzi, in contrasto col voto degli altri consiglieri di centrosinistra, risulta decisiva per respingere il licenziamento.

Muore a Roma il 22 novembre 2008 a 78 anni dopo una lunga malattia.


 

 

 

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