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Appello ai Deputati Regionali per un “Nuovo Piano Rifiuti in Sicilia”
Dopo il fallimento del Piano Regionale Rifiuti Cuffaro, il Presidente Raffaele Lombardo ha decretato la riduzione da 27 a 10 degli ATO e si è impegnato a pubblicare, entro la fine di novembre, i nuovi bandi per gli inceneritori previsti ad Augusta, Bellolampo, Casteltermini, e Paternò. Si spera che detto impegno non ricalchi la strategia Cuffaro, visto che già si parla di inceneritori, ma si materializzi nella adozione di un Nuovo Piano Rifiuti.

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Ma perché è fallito il piano Cuffaro?
1) perchè non mirava alla raccolta differenziata, come previsto dal decreto Ronchi, ma al ricorso esclusivo dell’incenerimento.

2) perché di fatto il 18.12.02 venivano adottati, inspiegabilmente, due Piani Rifiuti (diversi nelle quantità da trattare), uno destinato alla UE e l’altro alle imprese che dovevano realizzarlo. Il primo prevedeva impianti di selezione per 1.620.000 t/a, di cui 958.056 da destinare all’incenerimento, ed il secondo impianti di selezione per 2.604.000 t/a (più 61% rispetto al primo), di cui 1.656.370 (più 73%) destinati agli inceneritori
Pertanto in Sicilia avremmo incenerito il 65% dei rifiuti cioè, tolto il 35% di Raccolta Differenziata prevista entro il 2008, l'intera frazione secca di tutti i rifiuti prodotti. Non esiste regione al mondo con una tale percentuale di rifiuti inceneriti (Germania 23%, Francia 33% ed USA 18%).

3) perché adottava una procedura di appalto degli inceneritori giudicata illegittima dall’Alta Corte di Giustizia Europea, per la mancata pubblicazione sulla Gazzetta Europea del bando di gara (la pubblicazione era stata fatta solo sulla Gazzetta Regionale Siciliana). In seguito a questo atto irresponsabile la suddetta Corte, il 18 luglio 2007, emetteva sentenza di condanna della nostra Regione, costringendola a rifare i bandi.

4) perché ubicava gli impianti in zone non idonee: quello di Paternò in un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) a rischio idrogeologico, quello di Casteltermini sulle rive del fiume Platani, quello di Bellolampo in zona SIC di proprietà del demanio militare e quello di Augusta attiguo ad una zona archeologica e ad un’area dichiarata a grave rischio di crisi ambientale.

5) perché, nell’urgenza di concludere gli appalti con le imprese, non è stata acquisita l’informativa antimafia, cosa particolarmente imprudente in considerazione degli interessi della criminalità organizzata nel campo dei rifiuti.

6) perchè i bandi di appalto davano alle imprese facoltà di scegliere i siti dove ubicare gli impianti, scelte che per le loro implicazioni ambientali, sociali ed economiche dovevano essere assunte dalla pubblica autorità (ovviamente le imprese non potevano che scegliere i siti a loro più economicamente vantaggiosi).
Alla luce del fallimento del Piano Rifiuti Cuffaro, sembra logico che il governo regionale scriva un NUOVO PIANO RIFIUTI che riesca realmente a dare risposte strutturali e coerenti al problema, coinvolgendo la partecipazione attiva degli Enti Locali, delle Forze Sociali, del Sindacato e delle Associazioni Ambientaliste.

Il Piano anzitutto deve rigettare la strategia dell’”Agenzia dei Rifiuti e delle Acque” (ARRA, ultima creazione dell’Amministrazione Cuffaro) che impone alle imprese che si aggiudicheranno l’appalto di farsi carico di rifondere a quelle precedenti (Falck e Waste Italia) quanto da esse sostenuto fino ad ora nella progettazione e nei lavori per detti impianti. Questa strategia appare improponibile, mentre sarebbe più giusto far pagare chi, per incapacità, per superficialità o per altro, ha determinato questa situazione.

Il Piano deve mirare alla riduzione, al riuso, al riciclo e al recupero dei rifiuti, tutte cose ottenibili con la raccolta differenziata, così da realizzare l’obiettivo “Rifiuti Zero”. Per giungere a questo bisognerà adottare sistemi sperimentati esistenti, come quello del Centro Riciclo di Vedelago (TV), che rappresenta un esempio da imitare, con il quale non si formano prodotti pericolosi, praticamente si realizza la strategia “Rifiuti Zero” e non si scaricheranno in atmosfera gli oltre tre milioni di t/a di gas serra (CO2) prodotti dagli inceneritori previsti da Cuffaro.

Augusta 03 novembre 2008
Luigi Solarino, Presidente dell’Associazione “Decontaminazione Sicilia”


 

 

 

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