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PRIOLO (08 marzo 2008) - CAPITOZZATURA SELVAGGIA. Quando una scorretta potatura diventa violenza agli alberi e al paesaggio
La "capitozzatura" non e' il metodo migliore per risanare una pianta.



Galleria Foto:Priolo, capitozzatura selvaggia


Priolo e' un paese dove e'carente il rispetto per il verde pubblico e pertanto si taglia e si pota nella piu' totale disinvoltura. Sicuramente e' un cattivo esempio che il Comune di Priolo da' ai suoi cittadini che si vedono sparire, di giorno in giorno, quel poco di verde rimasto in un' area ad altissima densita' industriale (che produce ogni sorta di inquinamento) ed ove di verde ce ne vorrebbe tantissimo.Tanto per fare un esempio: nel parco comunale "La Pineta" nel giro di pochi anni sono spariti "per morte violenta" innumerevoli (e ormai rarissimi) "Pini d'Aleppo". Adesso si prosegue nel violentare intere colonie di alberi rendendo, nel contempo, esteticamente bruttissimo il paesaggio. Vedere quegli alberi capitozzati, senza un pizzico di verde, mette in corpo al passante o all'abitante in zona, una angosciosa tristezza.

Ma perche' gli Enti pubblici proseguono imperterriti in questa distruttiva forma di giardinaggio?

"Perche' manca la professionalita' in molte ditte di giardinaggio - ci risponde acido un signore che dice di essere agronomo - e i risultati si vedono ovunque nella provincia di Siracusa: capitozzature indiscriminate e tagli a macchina distruttivi. Caro amico,- aggiunge il nostro interlocutore - una capitozzatura infatti richiede mezz'ora, contro le due o tre ore richieste da un taglio ragionato. Lo sa - ci dice incuriosendoci - che una pianta tagliata "a sgamollo", cioe' a tipo palo della luce, diventa subito altissima e quindi pericolosissima per l'incolumita' ".

Secondo il nostro "agronomo" (incontrato mentre realizzavamo il servizio fotografico sugli alberi capitozzati), alla base di certe potature vi sarebbero delle errate interpretazioni per cui parecchi pensano che "piu' si pota e migliore e' il lavoro", senza comprendere che invece e' l'esatto contrario.

La foto mostra gli effetti su piante potate scorrettamente. La inutile capitozzatura ha generato getti disordinati e fragili, con indebolimento complessivo delle piante, possibilita' di ingresso di funghi parassiti, e perdita definitiva delle forme naturali Appare ovvio che le piante non saranno mai piu' come prima.


In merito a queste selvagge capitozzature di alberi ci siamo documentati e di seguito riferiamo e condividiamo con voi navigatori quanto abbiamo appreso.

Cio' che viene sempre ignorato, e' che le piante rispondono alla potatura con getti forti e vigorosi, ma innaturali e squilibrati. Perche', mentre una leggera potatura "naturale" (dovuta a insetti, malattie, morsi di animali, urti, vento) fa parte delle abitudini di ogni pianta, la potatura forte induce invece il vegetale ad avere piu' getti. Perche' se un ramo e' stato mangiato o danneggiato, ne verranno prodotti due o tre per meglio rispondere all'offesa. Inoltre la pianta capitozzata, con lo stesso apparato radicale che reggeva l'intera chioma, nutrira' solo pochi getti nuovi. Che saranno percio' vigorosissimi, e diventeranno, con tutta probabilita' alti e lunghi, ma probabilmente non fioriferi o fruttiferi.

Quando si pota, poi, si altera la cosiddetta "dominanza apicale", cioe' quel fenomeno che tiene in parziale dormienza le gemme piu' basse, a vantaggio di quella piu' in alto. Tagliando la gemma dominante, l'inibizione cessa, e tutte le gemme sottostanti ritornano in attivita', creando talvolta orrori vegetali, come pini e abeti cornuti, "scopazzi" e simili.

Ma non finisce qui. Il sole, infatti, attraverso la fotoinibizione delle auxine (i piu' importanti ormoni di crescita vegetali), regola lunghezza e robustezza dei getti, facendoli crescere verso la luce.

Immaginiamo cosa puo' succedere dopo un taglio indiscriminato.

Salvo Maccarrone, 13 marzo 2008


 

 

 

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