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Perdere la fanciullezza è perdere tutto. E' dubitare. E' vedere le cose attraverso la nebbia fuorviante dei pregiudizi e dello scetticismo (Boris Pasternak).

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Cliniche private, soldi pubblici: miracoli a Siracusa
Gian Antonio Stella, Sergio Rizzo: Cliniche private, soldi pubblici: miracoli a Siracusa
Tratto da “Corriere della Sera”, 22 gennaio 2006

"Scandalo più, scandalo meno, chi glielo fa fare a quelli che comandano in Sicilia di risanare la Sanità? Chi glielo fa fare, se il business delle strutture private è in gran parte in mano loro? Certo, ogni tanto ci scappa un morto. Negli ultimi mesi sono state aperte 13 inchieste su decessi che gridano vendetta. Il procuratore antimafia Pietro Grasso ha spiegato a un convegno che otto medici su dieci sono sotto inchiesta. Sotto inchiesta per iniziativa dei giudici o per una denuncia (a volte pretestuosa, ovvio) dei pazienti. E Francesco Storace, pur essendo la sanità isolana in mano alla destra, ha sperato perfino di commissariarla. Seccante. Ma mettetevi al posto loro, di quei politici: se viveste in un sistema in cui ai privati arrivano i soldi e alle strutture pubbliche le rogne, vi dannereste davvero l’anima per far trasformare certi nosocomi sgarrupati in cliniche linde ed efficienti?

Prendiamo Siracusa.
Nel 2001 gli ospedali pubblici fatturarono per i ricoveri (35.241) poco meno di 55 milioni di euro, le case di cura private (13.034) poco più di 22 milioni. Quattro anni dopo, nel 2005, secondo la stima di Giuseppe Bruno dei medici della Cgil in base a dati aggiornati a settembre, il fatturato delle strutture pubbliche è calato a 53 milioni di euro (29.500 ricoveri) e quello delle private (17.000) è schizzato a oltre 40. Vale a dire che se l’incasso degli ospedali dell’Asl 8 è sceso di un punto, quello delle cliniche private è cresciuto in pochi anni dell’83 per cento.

Quanto al peso medio sulle tasche della collettività, un ricovero ospedaliero costa 1.796 euro, uno privato 2.382. Un terzo di più. Un lusso, per un sistema che avrebbe divorato nel 2005 (i dati esatti mancano: c’è l’andazzo di fare marciare le cose con finanziamenti provvisori per poi uscire dal vago solo coi bilanci consultivi, molto ma molto tempo dopo) circa 550 milioni di euro. E che già nel 2004 (col badget fissato il 30 dicembre, ad anno finito) era andato in profondo rosso: 80 milioni di deficit per il solo settore pubblico. Ma un lusso soprattutto in rapporto alle prestazioni offerte.

Esempi? Il polo chimico di Priolo, Augusta e Melilli è stato a lungo devastante per la salute pubblica. Qui erano alcune delle industrie più inquinanti d’Italia tra cui uno degli stabilimenti principali dell’Eternit, qui enormi carichi di amianto sono stati fatti sparire, qui i bambini che giocavano sul campo di Priolo svenivano appena pioveva perché erano state seppellite lì quantità impressionanti di ceneri di pirite. Qui una morte su tre, secondo Legambiente, è stata in questi anni causata da tumori. Qui il tasso di bambini malformati è spaventosamente più alto. Eppure in tutta la provincia non c’è un solo letto pubblico dedicato all’oncologia.

Né un centro per la radioterapia, tanto che un’associazione non-profit ha dovuto attrezzarsi con un pulmino per portare tutti i giorni i pazienti a Catania. E poi non c’è in tutta la provincia una sala operatoria o un posto letto pubblico per la cardiochirurgia o la neurochirurgia. E non c’è modo di fare un esame o una semplice radiografia (per non dire della Tac) se non aspettando una vita nelle liste d’attesa del centro piccolo e impotente distrettuale perché laboratori e radiografie dell’ospedale Umberto I si occupano solo dei ricoverati. E non c’è possibilità di fare una risonanza magnetica. E non è più attiva da cinque anni alcuna forma di assistenza domiciliare integrata e neanche quella per i pazienti in fase terminale o i malati di Aids.

E in tutta la provincia c’è una sola ambulanza del 118 (una!) col rianimatore a bordo. I servizi, quando ci sono, sono nelle cliniche, negli ambulatori e nei laboratori privati. Che vivono tutti, ovvio, coi soldi pubblici. E chi sono i padroni di questo mondo a parte? Il monarca è Nunzio Cappadona, che fino a giorni fa era assessore alla solidarietà sociale del comune di Siracusa e si è dimesso per correre alle Regionali con l’Udc di Totò Cuffaro, padrino di suo figlio. Nato in una famiglia non ricca, aveva cominciato come contabile di Francesco Giardina Papa, il quale tiene ancora il 93% di “Villa Santa Lucia”. Ma nei fatti è tutto in mano a lui, Nunzio, amministratore unico della “Glef” (ex Santa Lucia, di cui ha il 7%) e azionista di una quindicina di società, quasi tutte nel settore sanitario: dalla “Sogeab” di Siracusa (servizi contabili per le case di cura) alla “Porta del Mondo” (gestione di cliniche a Enna), dalla “Mediterranea sanitaria” di Vittoria alla “Biosol” (laboratori di analisi), dalla “Cacief” (lavanderia della clinica Santa Lucia) ai laboratori di analisi “Biotest”.

Un piccolo impero. Di cui fan parte anche “Villa Benedetta” a Sciacca, la “Nucleos” (apparecchi elettromedicali) a Bologna, la “Villa Santa Caterina” e la “Nuova casa di cure Demma” di Palermo. Nunzio Cappadona è però solo la punta di diamante.

L’Istituto Ortopedico “Villa Salus” di Augusta è di Innocenzo Galatioto, già deputato regionale del Psdi e candidato al Senato nel 2001 con Sergio D’Antoni. L’Istituto di diagnostica per le immagini “Aretusa”, punto di riferimento per una radiografia o una Tac, ha tra i soci principali Bruna Ossola, compagna del senatore azzurro Roberto Centaro, presidente dell’Antimafia, il cui cugino Aldo Centaro è amministratore unico della “Gesan” (costruzione e gestione case di cura).

“Villa Azzurra”, specializzata in neuro-chirurgia, cardiologia, urologia e terapia intensiva, è in pugno al presidente cuffariano del Consiglio comunale Giuseppe Musumeci (padrone pure della Elettromedical, costruzione e gestione di cliniche e impianti per apparecchi elettromedicali) e al segretario del comune Bruno Burgio, azionisti insieme anche nella “Casa di cura Igea”.

Tra i soci di “Villa Rizzo” puoi trovare Luisa Confalone, sorella del ginecologo e deputato forzista regionale Giancarlo. Il quale è azionista di “Ultramedical” (gestione sevizi medico sanitari) con Antonino Liistro, consigliere comunale di Forza Italia e Antonello Liuzzo, assessore comunale azzurro all’Ambiente. Che a sua volta ha una quota anche nella già citata Villa Rizzo. Dove fino a pochi anni fa aveva azioni pure “Titti” Bufardeci, sindaco di Siracusa, poi evaporato col subentro di una società fiduciaria, la “Euramerica”, ora Finnat.

Tutto lecito, per carità. Magari cristallino. Ma resta il tema: questa rete di interessi può o no seminare il dubbio che non tutti gli interessati abbiano voglia di battersi come leoni per dar la precedenza al pubblico sul privato? Tanto più che, a Siracusa, si è assistito a cose curiose. Come l’esborso di un milione e 134 mila euro nel solo 2003 per “consulenze legali” a otto anni dalla decisione di assumere due avvocati, mai assunti. O la scelta di non comprare una risonanza magnetica (costa da 800 mila a un milione di euro) ma di prender in affitto senza gara d’appalto una Rmn mobile costata 750 mila euro complessivi nei soli sei mesi iniziali. Contratto poi rinnovato per un altro anno abbondante nonostante si fosse appurato che le richieste erano 900 l’anno e per andare in pari avrebbero dovuto essere almeno 4.000.

Fate voi i conti. Una storia davvero curiosa. A partire dall’inizio, cioè dalla decisione di dotarsi della Rmn. La data era il 10 febbraio 2003. Tre giorni dopo alla Asl avevano già sul tavolo (protocollata!) la lettera d’offerta della società che l’affittava. E il giorno dopo, 14 febbraio, l’affare era già fatto. Miracolo: 4 giorni! Compreso il viaggio della lettera! E poi dicono che è sempre colpa della burocrazia lenta...".


 

 

 

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