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Il malcontento è il primo passo verso il progresso (Oscar Wilde).

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COGEMA RADIOATTIVA - All'interno dello stabilimento dell'ex Marina di Melilli si nasconde (dentro un sarcofago) il CESIO 137 uno dei materiali radioattivi più pericolosi delle centrali nucleari in grado di provocare tumori.
Ce l'hanno tenuta ben nascosta questa amara e sconfortante verità così come ci tengono ben celate tantissime altre verità in un'area enormemente satura di pericoli e ove pazzi scatenati vorrebbero costruire un rigassificatore. All'interno dell'ex stabilimento Cogema furono installate ben quattro sorgenti radioattive per effettuare analisi chimiche e misurazioni di livello. Si trattava di una sorgente "Americio Am-Be" e di tre sorgenti "Cesio 137". I testi scientifici ci informano che pochi grammi di Americio, Am-241, emettono radiazione gamma intensa che crea seri problemi di esposizione a chi deve maneggiare l'elemento; Il Cesio 137 invece è uno dei materiali radioattivi più pericolosi delle centrali nucleari in grado di provocare tumori. A seguito del fallimento, e del consequenziale abbandono dello stabilimento, rimasero incoscientemente in loco tali sorgenti radioattive, esposte al pericolo di manomissione da parte di ignoti vandali.



Solo nel marzo 2007 si registrò un intervento di rimozione delle sorgenti radioattive dalla loro allocazione originale e il loro posizionamento all’interno di un ”sarcofago” realizzato nel deposito esistente . L'intervento venne eseguito dai tecnici della "U.O.B." XLIII del Servizio Rischi industriale, tecnologico e nucleare, via delle Carceri vecchie, 36, Siracusa nelle persone dell'ing. Ranieri Meloni e del geom. Emanuele Bosco, i quali, recatisi presso lo stabilimento CO.GE.MA. spa eseguirono operazioni di smontaggio e di messa in sicurezza delle sorgenti radioattive. Tutto questo per verificare l'esistenza di pericoli di contaminazione dell’ambiente circostante.



Le operazioni, iniziate il 15 marzo 2007, si conclusero lunedì 29 alle ore 17, con le misurazioni di verifica dell’ambiente esterno al deposito.
A fine lavori venne chiuso il deposito mediante catena metallica e lucchetto, facendo però rilevare al curatore fallimentare della Cogema spa, avv. Vincenzo Tuccitto, che tale chiusura non possedeva i necessari requisiti di sicurezza antintrusione. Il Curatore assicurò tutti che avrebbe provveduto ad installare una chiusura di maggiore sicurezza.
Chi controlla?

Salvo Maccarrone, 30 novembre 2007


 

 

 

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