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Gli artisti usano le parole per scoprire la verità, mentre i politici per coprire la verità.

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Ciò che è emerso dal Convegno di Melilli del 23 novembre 2007 è agghiacciante: “Per 6 genitori su 10 è meglio vedere i figli in esilio che avvelenati dall’inquinamento industriale”.
Le affermazioni del titolo di questo articolo fanno parte di un rapporto di ricerca, commissionato dal Comune di Melilli, dal titolo “Nascere, vivere e morire in una zona ad alto rischio ambientale”. Tale rapporto, il cui periodo di rilevazione è stato nei giorni 13-16 settembre 2007 , evidenzia atteggiamenti, comportamenti, ansie, paure e speranze della popolazione che vive a ridosso del polo petrolchimico più grande d’Europa. Oltre 9 cittadini su 10 si sentono esposti a rischio industriale; 6 su 10 considerano molto alto il pericolo che incombe su di loro. Il 61 per cento ritiene che questo rischio sia cresciuto nel corso degli ultimi 10 anni, attribuendone la causa principalmente all’assenza di interventi. Ma quello che più terrorizza in questo rapporto è l’avere appurato che 6 genitori su 10 preferiscono che i loro figli fuggano via lontano, anziché convivere con la paura che si ammalino o addirittura muoiano per l’effetto dell’inquinamento. 9 persone su 10 credono infatti che il rischio ambientale sia un grande pericolo per tutta la popolazione. Si tratta di paure concrete poiché la maggior parte degli abitanti del triangolo industriale della morte Augusta, Priolo, Melilli, conosce personalmente parenti, amici e conoscenti che, proprio a causa del giornaliero inquinamento delle industrie, si sono ammalate e poi decedute.



Il Rapporto di ricerca ha anche appurato la partigianeria di certi quotidiani, quasi totalmente asserviti all’industria, che glissano sovente sui problemi ambientali e sanitari del triangolo industriale. Infatti 7 persone su 10 pensano che sui giornali si parli troppo poco delle problematiche legate all’inquinamento e ai rischi che ne derivano.
Tutti questi malesseri dei cittadini di Priolo, Augusta e Melilli che si sentono come vivere su una bomba pronta ad esplodere, sono stati oggetto di un convegno dal titolo “Nascere, vivere e morire in una zona ad alto rischio ambientale”, tenutosi presso l’aula consiliare del Municipio di Melilli questa mattina (23 novembre 2007).
A fare da moderatrice è stata la brillante giornalista-scrittrice Roselina Salemi, peraltro nota nel triangolo della morte per l’interessante romanzo “Il nome di Marina” che racconta l’incredibile morte di un paese nonchè l’efferato assassinio di Salvatore Gurreri.
Nonostante siano state invitate tantisssime personalità del mondo della politica, della cultura e dell’industria assassina, parecchie di queste hanno però fatto mancare la loro presenza. Per la cronaca diremo che da una barbosa prima parte del convegno si è poi passati ad una vivace seconda parte grazie agli interventi del prof. Luigi Solarino, del dott. Giacinto Franco (Comitato cittadino di Augusta contro gli inceneritori e per il diritto alla vita) e di Pippo Annino (coordinatore del Comitato Melillese “No rigassificatore”, i quali hanno contestato in tutto e per tutto certi “svenevoli” e “piagnucolosi” interventi di personaggi dell’industria, tesi “SOLO” a minimizzare tutto nonostante la lunga scia di morti e la sequela interminabile di incidenti industriali.
Per il sindaco di Melilli, Pippo Sorbello, l’ inquinamento del triangolo industriale lascia segni profondi e ferite difficili da sanare, “L’inquinamento – ha aggiunto – lascia il proprio segno nel vissuto di chi, sul territorio ferito, vive e lavora. Ecco perché crediamo che non si debba intervenire solo sulle cause dell’inquinamento e che non sia sufficiente bonificare l’ambiente. Piuttosto - ha sottolineato Sorbello – bisogna curare il sentire dei cittadini che quotidianamente convivono con questa situazione”.

Salvo Maccarrone, 23 novembre 2007


 

 

 

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