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UNO STATUTO SICILIANO CHE CONSACRI UNA VERA AUTONOMIA - Tratto da "Sicilia Domani" dell'on. Vito Scalìa:
Ringraziamo il sempre attento segretario provinciale del Mpa, Salvo Sorbello, per averci girato questo articolo firmato dall'on. Vito Scalia il 25 settembre 2007.

UNO STATUTO SICILIANO CHE CONSACRI UNA VERA AUTONOMIA di On. Vito Scalia del25/09/2007 Documento N°64/2007

UNO STATUTO SICILIANO CHE CONSACRI UNA VERA AUTONOMIA
Le ripetute denunce del Presidente Cuffaro, le manifestazioni di dissenso di Lombardo, fondatore dell'MpA, rappresentano una plastica dimostrazione della insufficiente volontà autonomistica, fin qui seguita dalla classe dirigente romana. Non ci vuole molto a capire che la Sicilia è ormai, come il Meridione tutto, tagliata fuori da ogni prospettiva di sviluppo. Con una Salerno-Reggio Calabria da completare entro un numero infinito di anni, con una TAV negata, con un Ponte sullo Stretto ritenuto inutile, con dei trasporti insufficienti e logori, con una portualità trascurata, con una viabilità sempre mantenuta sotto tono, risulta chiaro come non vi possa essere futuro e crescita per una Regione, la Sicilia, che pur è abitata da 5 milioni di cittadini. In questa ottica, l'Autonomia concessa alla Regione siciliana, ha rappresentato una modesta burletta. Ed è stata condizionata dai rifiuti che, soprattutto con l'ultimo Governo Prodi, sono diventati veri e propri diktat, negativi ed ostruzionistici. In queste condizioni, non è più possibile continuare a sperare in un ravvedimento operoso contraddetto dai fatti. Né limitarsi alla protesta e alla denuncia, destinate a rimanere inascoltate e deserte. Occorre alzare la testa. Promuovere un movimento di popolo. Iniziare un'azione di vera e propria rivolta sociale. Ponendo al centro delle rivendicazioni un adeguamento dello Statuto siciliano che, mantenendo il rango di norma costituzionale, sia integrato in modo tale da prevedere l'autogoverno e l'autodeterminazione. Così come è avvenuto per la Catalogna, dove si è puntato in alto per ottenere uno Statuto che prevede anche l'autofinanziamento. Non è più possibile, infatti, che i tributi locali e nazionali, gravanti sul proprio territorio, oltre che una parte dei finanziamenti comunitari, finiscano per essere preda di uno Stato rapace che ci sfrutta e non ci concede granchè. Noi ci auguriamo, perciò, che i dirigenti dell'Autonomismo dell'Isola e Lombardo in particolare, vogliano intestarsi questa grande battaglia. Volando al di sopra del rivendicazionismo spicciolo, per investire invece una questione strutturale che riguarda tutto il popolo siciliano.

UNO SVILUPPO COERENTE CON IL NOSTRO TERRITORIO
C'era da prevederlo. Prima o poi sarebbero nati i due fronti. Il primo che intende difendere l'integrità del territorio ed evitare contaminazioni che ne snaturerebbero la funzione. Il secondo, invece, più sensibile alle possibilità che ne deriverebbero sul piano commerciale e industriale. Ci riferiamo al problema relativo alle trivelle in Val di Noto ed agli schieramenti che si sono determinati sulla opportunità o meno di consentire alla Panther Oil l'inizio delle ricerche. Il Presidente della Regione, per la verità, si è impegnato a proporre all'Assemblea un provvedimento legislativo con il quale vietare l'effettuazione delle ricerche stesse, ma questo non ha impedito ai Sindaci di Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo e Giarratana, in uno con la Confindustria e i sindacati locali, di esprimere "un gesto di solidarietà nei confronti della Panther Oil, per sollecitare gli Organi regionali ad emettere senza altri indugi i permessi per l'inizio della perforazione del pozzo". A Noto, invece, il Sindaco, Corrado Valvo, con il collega di Modica, Piero Torchi, si è messo alla testa dello schieramento che nega l'utilità e la possibilità di dare luogo alle ricerche. Sicilia Domani non ha dubbi sulla materia. E fa proprio il parere del Sovrintendente ai Beni Ambientali e Culturali di Siracusa, Mariella Muti, che, in una intervista a "La Sicilia", ha affermato che "il problema delle trivelle non ha niente a che vedere con l'UNESCO. Noi non siamo come le Eolie. Si tratta invece di un problema politico, di scelta di un modello di sviluppo che condivido in pieno". Anche noi siamo dell'idea che la Sicilia sia già stata profondamente ferita da insediamenti che hanno devastato il proprio territorio. Basterà pensare allo scempio operato tra Melilli e Priolo per comprendere la gravità di politiche irresponsabili del passato. Preferiamo invece coltivare l'idea di una Terra, la nostra, volta al turismo, alla cultura, allo sfruttamento del patrimonio archeologico, tali da non turbare più oltre le bellezze naturali di una isola, posta al centro del Mediterraneo.

UNA CRISI, COSTI QUEL CHE COSTI
E' il modello perseguito dall'opposizione al Consiglio Comunale di Catania. Guidata dall'On. Enzo Bianco, ex-sindaco, si distingue per il livore e l'accanimento nei confronti della Giunta Scapagnini e dello stesso Sindaco. Dopo una serie di attacchi condotti senza alcuna soluzione di continuità, i partiti dell'opposizione hanno lanciato la campagna della petizione popolare, con la quale si chiedono le dimissioni del Sindaco. Dando luogo ad una conferenza stampa, durante la quale sono stati lanciati gratuiti attacchi, ai quali peraltro Scapagnini ha risposto con una documentazione sull'operato dell'Amministrazione, ricca di dati e di circostanze. Tutto questo non è stato però sufficiente a salvarlo dalla furia devastante con la quale l'opposizione chiede la sua testa, costi quel che costi. Sicilia Domani, che non è mossa da ragioni ideologiche né da simpatie particolari, osserva con grande obiettività che l'Amministrazione attuale, pur con tutti i difetti che le si possono imputare, ha rappresentato per Catania un salto di qualità, per l'ampiezza del programma di opere messe in atto, tali da farle compiere un vero e proprio balzo in avanti. Scorrendo la difesa delle opere, svolta da Scapagnini, è difficile confutarne la validità e l'ampiezza. Che poi si siano registrate anche lacune ed intoppi, è del tutto naturale e fisiologico. Noi stessi, in diverse occasioni, abbiamo avuto motivo di esprimere le nostre preoccupazioni ed il nostro disagio, soprattutto in considerazione della situazione finanziaria municipale. E, proprio recentemente abbiamo espresso il nostro apprezzamento per l'opera di risanamento iniziata dal nuovo Assessore Tafuri, oltre che per il metodo di lavoro, moderno ed efficace, introdotto dall'Assessore, Prof.ssa Elita Schillaci. Tutto ciò rientra in un quadro di sana dialettica democratica e non in una politica di strumentale rifiuto per fini ideologici e politici. Amministrare - e lo dovrebbe sapere l'On. Bianco - significa servire i cittadini, non sulla base del loro credo politico o religioso, ma dei loro bisogni e delle loro necessità.

CAPEZZONE CERCA PROSELITI IN SICILIA
Daniele Capezzone, radicale "eretico", che ha rifiutato il pesante patronato di Marco Pannella, ha lanciato un suo Movimento, affidandolo ad un vero e proprio network di idee, presentato come "decidere.net". L'originalità dell'iniziativa del Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha destato attenzione in tutti gli ambienti politici, economici e sociali. Lo stesso Capezzone ha avuto occasione di dichiarare: "Abbiamo avuto numerose adesioni importanti,a partire dai Circoli di Marcello Dell'Utri, dai giovani di Forza Italia, dal Partito liberale, ai giovani socialisti e nuovo PSI. La nostra è una iniziativa per dire NO a d una riforma, quella delle pensioni, realizzata sotto dittatura della Sinistra comunista e sindacale che pesa solo sulle spalle dei lavoratori più deboli, quelli irregolari, i giovani". L'iniziativa di Capezzone si pone, perciò, trasversalmente a tutte le forze politiche "sia di maggioranza che di opposizione". Il Presidente della Regione, Cuffaro, ha invitato Capezzone in Sicilia "per discutere e realizzare un programma comune che, al di là della diversa area di appartenenza, possa rendere benefici di lungo termine al territorio". Uno dei punti programmatici di Capezzone è quello di portare l'Irpef al 20% per tutti, riducendo in 5 anni del 2% la spesa pubblica. Sicilia Domani prende atto dell'iniziativa di Capezzone e ritiene che possa costituire un utile contributo allo sviluppo di una dialettica democratica, indispensabile in un Paese libero.

CHE FARE DELLE MUNICIPALITA'?
E' tornato di attualità il problema delle Municipalità catanesi. E ciò, a seguito di una agitazione promossa dai Presidenti delle 10 circoscrizioni, volta ad ottenere più ruolo e più risorse. L'Assessore Tafuri, raschiando il fondo del barile comunale, ha reperito 100 mila euro, da mettere a disposizione delle strutture di quartiere in cui si articola in Comune. Il provvedimento è stato ritenuto un primo passo, del tutto insufficiente a colmare le necessità delle Municipalità. Roberto Commercio, Presidente del Consiglio Comunale, nel corso della riunione con i dieci Presidenti, ha sottolineato "l'urgenza di dare piena attuazione al regolamento esistente delle Municipalità, che prevede competenze specifiche, finora mai attuate". Sicilia Domani, nel sottolineare l'urgenza di risolvere il delicato problema delle Circoscrizioni, rileva l'inutilità di ogni finanziamento, qualora non si risolva il problema del "ruolo" che le Circoscrizioni debbono assolvere nell'esercizio delle loro funzioni. Non è ammissibile, infatti, continuare a mantenere una struttura, qualora essa non sia dotata di poteri che la identifichino come una articolazione, utile e necessaria, dell'Amministrazione comunale. In questo senso, Sicilia Domani ritiene utile l'applicazione del regolamento, auspicata da Commercio, ma osserva pure che sarà necessario monitorare l'attività futura delle Municipalità, per rilevarne la funzionalità, la necessità, il servizio reso ai cittadini. Solo su queste basi sarà possibile formulare un giudizio definitivo circa l'opportunità di mantenere le Circoscrizioni nel numero e nella dislocazione attuali.

MINISTRO DELLA GIUSTIZIA O GIUSTIZIERE ?
Nella sua perenne mobilità, il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ne ha fatta un'altra delle sue. Ha prima inviato gli Ispettori ministeriali a Catanzaro, per controllare l'attività del PM De Magistris e del suo superiore, Lombardi. Sono, infatti, da tempo noti gli attriti tra i due magistrati, scaturiti dalla volontà di Lombardi di mettere sotto controllo l'attività di De Magistris. Il quale è, a sua volta, noto per avere promosso delle indagini sulla ragnatela di clientele e di affari, che coinvolgono in Calabria funzionari, politici, sindacalisti e uomini d'affari. Nel corso di tali indagini e delle intercettazioni che ne sono derivate, è saltato fuori anche il nome di Romano Prodi e dello stesso Ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Il PM, Luigi De Magistris, con l'indagine "Why not" ritiene di avere individuato un intreccio tra massoneria ed Istituzioni e parla di "lobby affaristiche che interferiscono sulle funzioni di Istituzioni e Amministrazioni pubbliche". In tutta questa vicenda, il principale indagato è Antonio Saladino, responsabile locale della Compagnia delle Opere. Il Ministro, avuta la relazione degli Ispettori, ha chiesto al CSM l'immediato trasferimento sia di Lombardi che di De Magistris. Ed il CSM si è a sua volta spaccato, tra coloro che biasimano l'operato di Mastella e coloro invece che ne approvano la richiesta di trasferimento. Il Ministro, intervistato da "La Stampa", alla domanda "Sinistra democratica, e cioè il Sen. Salvi, ha rivolto una interrogazione parlamentare ritenendo la sua una iniziativa che non ha alcuna giustificazione", ha risposto "Non vorrei che questo caso diventasse un pretesto per scatenare di nuovo un conflitto politica - magistratura. Sarebbe uno scontro terribile. Ai miei colleghi di maggioranza della Sinistra democratica suggerisco di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro della Giustizia. Se dovesse passare, ne prenderei atto e mi ritirerei. Ma immagino anche che sarebbe l a fine del Governo Prodi". Sicilia Domani rileva come, anche in questa occasione, il Ministro Mastella, noto per le sue giravolte, non manchi di ricattare politicamente i suoi compagni di cordata. I quali non accettano la figura di un Ministro della Giustizia che si trasforma in giustiziere e che, strumentalmente, chiede il trasferimento di De Magistris, per togliergli di mano l'inchiesta "Why not", che potrebbe riguardare lo stesso Mastella. Sospetto, quest'ultimo, legittimo, al quale Sicilia Domani si associa.

Tratto da "Sicilia Domani" del 25 settembre 2007


 

 

 

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