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Il depuratore Ias inquina le coste orientali della Penisola Magnisi - Da una condotta sotterranea fuoriescono reflui di depurazione
Priolo – Massiccio inquinamento delle coste orientali della Penisola Magnisi. L’acqua ribolle e schiuma con bagliori sinistri e iridescenze color della merda oleosa, mista a idrocarburi e ad altri prodotti di natura chimica. Tantissima la sporcizia e sicuramente a valanghe i germi, i virus e i batteri che si depositano sulle rocce o che vengono trasportati dalle correnti marine. Fotografare e riprendere con videocamera questo spettacolo è un’esperienza che lascia il segno a causa di quegli olezzi nauseabondi, tipici del vicino depuratore consortile Ias. Eh già, il depuratore Ias!
Cosa c’entra, direte voi, il depuratore Ias con questo massiccio inquinamento delle coste di Magnisi? C’entra, eccome!!!
Questo inquinamento proviene infatti dal cosiddetto “impianto biologico” del depuratore consortile Ias, ubicato nei pressi del Casale delle vecchie saline, lungo la strada litoranea che conduce alla spiaggia di Marina di Priolo.
Lo sversamento continuo dei prodotti di depurazione è dovuto alla rottura di quella tubazione sotterranea, denominata “collettore terminale Ias” che scarica nel mare Jonio, a circa 1700 metri dalle coste orientali di Magnisi.



Lo sversamento in mare più cospicuo lo si registra nei pressi di quelle che un tempo furono le vasche di presa dell’ex stabilimento Espesi con tanto di saracinesca, oggi arrugginita.
Nei giorni scorsi, scattato l’allarme ambientale, sul luogo si è recato il personale del depuratore Ias. Oggi sono giunti i tecnici del Lip chimico che, immaginiamo, avranno analizzato quell’acqua marrone che ancora ribolle. Fino alle ore 17 di oggi (10 febbraio 2007), durante il nostro sopralluogo, non si è vista però in zona la Capitaneria di porto che in genere piazza lungo l’area interessata dall’inquinamento alcune panne galleggianti di contenimento idrocarburi.



Questa condotta sotterranea dell’Ias ha dato, negli anni, grossissimi problemi ambientali ma nonostante ciò nessuno ha pensato di sostituirla e realizzarla “ex novo”. Tantissimi invece sono stati i soliti provvedimenti “tampone” tra cui anche il “lancio” in mare di pesantissimi scogli probabilmente (ma ci rifiutiamo di crederlo) per nascondere alla vista i continui sversamenti a mare di reflui di depurazione.



Della serie:”occhio che non vede, cuor che non duole”?
Va evidenziato che questa tubazione sotterranea, oggi di proprietà del depuratore Ias, venne realizzata intono al 1980 dall’allora “Cassa per il Mezzogiorno” su un vecchio tracciato appartenente all’ex stabilimento Espesi.
Oggi questa tubazione mostra tutti i segni dell’età e sicuramente, in più parti, sarà ridotta a colabrodo. Spesse volte infatti dal pozzo di ispezione, addossato all’ex stabilimento Espesi, si sono registrate fuoriuscite abbondanti di liquami misti a idrocarburi e ad altri prodotti industriali. Immaginiamo cosa mai ci potrà essere sotto il terreno ex Espesi, sotto l’area archeologica di Thapsos e in parecchi punti della Penisola Magnisi.

Salvo Maccarrone, 10 febbraio 2007


 

 

 

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