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Quando una scorretta potatura diventa violenza agli alberi e al paesaggio

PRIOLO, CAPITOZZATURA SELVAGGIA

Priolo, alberi capitozzati - 08 marzo 2008

alberi capitozzati 8 marzo 2008 (1)
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (1)

alberi capitozzati 8 marzo 2008 (1) 
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (2)
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (2)

alberi capitozzati 8 marzo 2008 (2) 
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (3)
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (3)

alberi capitozzati 8 marzo 2008 (3) 
alberi capitozzati 8 marzo 2008
alberi capitozzati 8 marzo 2008

alberi capitozzati 8 marzo 2008 
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (7)
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (7)

alberi capitozzati 8 marzo 2008 (7) 
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (4)
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (4)

alberi capitozzati 8 marzo 2008 (4) 
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (5)
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (5)

alberi capitozzati 8 marzo 2008 (5) 
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (6)
alberi capitozzati 8 marzo 2008 (6)

alberi capitozzati 8 marzo 2008 (6) 
 
 
La "capitozzatura" non è il metodo migliore per risanare una pianta.


Priolo è un paese dove è carente il rispetto per il verde pubblico e pertanto si taglia e si pota nella più totale disinvoltura. Sicuramente è un cattivo esempio che il Comune di Priolo dà ai suoi cittadini che si vedono sparire, di giorno in giorno, quel poco di verde rimasto in un€™area ad altissima densità industriale (che produce ogni sorta di inquinamento) ed ove di verde ce ne vorrebbe tantissimo. Tanto per fare un esempio: nel parco comunale "La Pineta" nel giro di pochi anni sono spariti "per morte violenta" innumerevoli (e ormai rarissimi) "Pini d€™Aleppo". Adesso si prosegue nel violentare intere colonie di alberi rendendo, nel contempo, esteticamente bruttissimo il paesaggio. Vedere quegli alberi capitozzati, senza un pizzico di verde, mette in corpo al passante o all€™abitante in zona, una angosciosa tristezza.

Ma perché gli Enti pubblici proseguono imperterriti in questa distruttiva forma di giardinaggio?

"Perché manca la professionalità in molte ditte di giardinaggio -  ci risponde acido un signore che dice di essere agronomo - e i risultati si vedono ovunque nella provincia di Siracusa: capitozzature indiscriminate e tagli a macchina distruttivi. Caro amico,- aggiunge il nostro interlocutore - una capitozzatura infatti richiede mezz'ora, contro le due o tre ore richieste da un taglio ragionato. Lo sa -  ci dice incuriosendoci - che una pianta tagliata "a sgamollo", cioè a tipo palo della luce, diventa subito altissima e quindi pericolosissima per l€™incolumità".
Secondo il nostro "agronomo" (incontrato mentre realizzavamo il servizio fotografico sugli alberi capitozzati), alla base di certe potature vi sarebbero delle errate interpretazioni per cui parecchi pensano che "più si pota e migliore è il lavoro", senza comprendere che invece è l€™esatto contrario.

 

Le due foto mostrano gli effetti su piante potate scorrettamente. La inutile capitozzatura ha generato getti disordinati e fragili, con indebolimento complessivo delle piante, possibilità di ingresso di funghi parassiti, e perdita definitiva delle forme naturali. Appare ovvio che le piante non saranno mai più come prima.


In merito a queste selvagge capitozzature di alberi ci siamo documentati e di seguito riferiamo e condividiamo con voi navigatori quanto abbiamo appreso.


Ciò che viene sempre ignorato, è che le piante rispondono alla potatura con getti forti e vigorosi, ma innaturali e squilibrati. Perchè, mentre una leggera potatura "naturale" (dovuta a insetti, malattie, morsi di animali, urti, vento) fa parte delle abitudini di ogni pianta, la potatura forte induce invece il vegetale ad avere più getti. Perché se un ramo è stato mangiato o danneggiato, ne verranno prodotti due o tre per meglio rispondere all'offesa. Inoltre la pianta capitozzata, con lo stesso apparato radicale che reggeva l'intera chioma, nutrirà solo pochi getti nuovi. Che saranno perciò vigorosissimi, e diventeranno, con tutta probabilità alti e lunghi, ma probabilmente non fioriferi o fruttiferi.
Quando si pota, poi, si altera la cosiddetta "dominanza apicale", cioè quel fenomeno che tiene in parziale dormienza le gemme più basse, a vantaggio di quella più in alto. Tagliando la gemma dominante, l'inibizione cessa, e tutte le gemme sottostanti ritornano in attività, creando talvolta orrori vegetali, come pini e abeti cornuti, "scopazzi" e simili.

Ma non finisce qui. Il sole, infatti, attraverso la fotoinibizione delle auxine (i più importanti ormoni di crescita vegetali), regola lunghezza e robustezza dei getti, facendoli crescere verso la luce.

Immaginiamo cosa può succedere dopo un taglio indiscriminato.


Salvo Maccarrone, 13 marzo 2008


 

 

    

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