Ceneri di Pirite

Classificati come Rifiuti tossici e nocivi

Si trovano ammassati sulla Penisola Magnisi/Thapsos

(c)03 giugno 2013 - Foto di Salvo Maccarrone

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I veleni rompono gli argini e lentamente raggiungono il mare
I veleni rompono gli argini e lentamente raggiungono il mare
Ati Teseco SpA proprietaria del cantiere abbandonato
Si rimane attoniti nel vedere cotanti veleni in un'area archeologica
Cassoni prefabbricati stracolmi di ceneri di pirite
Tonnellate di veleni industriali che dovevano essere smaltiti in discarica già diversi anni fa
Ordinanza Capitaneria Porto di Augusta
Uno spettacolo raccapricciante di veleni stoccati senza coperture
Ubicazione dell'area oggetto di continue denunce
Una montagna di ceneri di pirite che il vento trasporta ovunque
L'area di questo stoccaggio e di oltre 10 mila metri quadri
Questa terra rossa, nel lato mare, è trattenuta da una sorta di scogliera
Anzichè in discarica si vorrebbero smaltire questi veleni nell'ambiente con l'aiuto del vento?

A Magnisi l’allarme sanitario è sempre presente

Priolo, 03 giugno 2013 - L’allarme inquinamento da ceneri di pirite riappare a Priolo, in maniera più preponderante, nell'ultima settimana del mese di maggio 2013 a seguito del persistere di una significativa ventosità. Macchine, balconi, terrazze sono invasi da una coltre di “strana” polvere rossa che inizia a preoccupare gli abitanti i quali, già nei giorni precedenti, avevano dovuto fare i conti con la cosiddetta “sabbia del deserto”.
Ma , ad occhio nudo, questa nuova ondata di terra non trattavasi di “sabbia del Sahara” bensì di qualcosa di diverso. Cos’era? A chiarire il fenomeno ci ha pensato Legambiente di Priolo con un sopralluogo all’ingresso della Penisola Magnisi ove dentro un cantiere abbandonato, furono stoccate ingenti quantità di ceneri di pirite senza alcuna copertura. Ed è proprio da questo ingente stoccaggio di scarti dell’industria che la cenere di pirite, in balia del fortissimo vento, ha iniziato a spostarsi ovunque.


Gli ambientalisti lanciano immediatamente l'allarme non recepito però dagli uomini politici di Priolo e di Siracusa impegnati in campagne elettorali tese solo ad abbattere i propri avversari politici pur di conquistare una poltrona. A Priolo, il cui sindaco uscente sapeva di questi cumuli abbandonati e del pericolo ambientale e sanitario che essi hanno sempre rappresentato (soprattutto per i bagnanti della vicina spiaggia) , nulla ha fatto per mettere in sicurezza quell’area ove sono stoccati incredibili quantità di ceneri di pirite composte essenzialmente da metalli pesanti tra cui l ‘arsenico e il vanadio. Per l’urgenza sanitaria poteva il sindaco di Priolo ordinare la messa in sicurezza di quel sito addebitando poi alla ditta “distratta” ogni onere economico. Ma non l’ha fatto. Perché?


Dal canto suo Legambiente ha attenzionato la Procura della repubblica di Siracusa con un esposto-denuncia che ha indotto il procuratore Roberto Campisi ad aprire un fascicolo a carico di ignoti ».
L’esposto, che evidenzia l’inquinamento ambientale, è stato inoltrato pure al ministero dell'Ambiente, all’ assessorato regionale Territorio e ambiente, alla prefettura, alla presidenza della Provincia regionale, al sindaco di Priolo e all’ Arpa .
Agli organi interessati è stato chiesto “il riavvio del cantiere al fine di terminare la bonifica dell'area Magnisi; una copertura dei grossi cumuli di cenere di pirite, per evitare una contaminazione esterna al sito; una verifica della responsabilità dell'impresa appaltatrice che non ha provveduto alla messa in sicurezza dei cumuli di polvere tossica; un'analisi dell'area attorno al sito, soprattutto nella zona di balneazione».


Va ricordato che fu grazie ad un ennesimo esposto di Legambiente, risalente ad oltre un decennio fa, che si iniziò a parlare di inserire quell’area di fronte all’ex stabilimento ex Espesi nel piano delle bonifiche.
Ma nonostante i corposi fondi stanziati, circa 15 milioni di euro, (quasi 30 miliardi di vecchie lire) i lavori affidati alla ditta aggiudicataria delle attività di messa in sicurezza d’emergenza, non furono terminati e, adducendo problematiche di carattere finanziario cioè fondi insufficienti per completare i lavori, la ditta, diversi anni fa, chiuse il cantiere e abbandonò il pericoloso rifiuto industriale agli agenti atmosferici.


Da quel giorno i priolesi sono invasi da nuvole di terra rossa soprattutto nelle giornate più ventose e non ci pare che all’orizzonte vi siano soluzioni per frenare questo gran “movimento” di veleni di natura cancerogena. Infatti sin dal 1984 le ceneri di pirite furono classificate dalla legge come “rifiuto tossico-nocivo” con caratteristiche di pericolosità (nocivo-pericoloso). Una tale classificazione avvenne in conseguenza dei valori di concentrazione dell’arsenico superiori ai limiti consentiti dalla legge.


Salvo Maccarrone

Breve excursus

Analisi del sito

Il versante Thapsos della Penisola Magnisi è il risultato della artificiosa costruzione di un terrapieno costituito da ceneri di pirite e materiali di riporto contaminati, confinato a mare da una scogliera manufatta di massi calcarenitici. L'intervento di risanamento prevedeva l'esecuzione di scavi per la rimozione dei contaminanti previo confinamento dei rifiuti interrati con barriere fisiche atte a ridurre al minimo le infiltrazioni di acque marine e di evitare dispersioni verso le matrici ambientali esterne, dei contaminanti da rimuovere.

Ati Teseco S.p.A - Trevi S.p.A.

L'Ati Teseco S.p.A. - Trevi S.p.A. è la ditta aggiudicataria della "Licitazione ristretta" per l'affidamento delle attività di messa in sicurezza d'emergenza dell'area Penisola Magnisi - Versante Thapsos , Comune di Priolo Gargallo. Nel luglio 2006 presentò al Comune di Priolo il progetto per l'autorizzazione edilizia per l'esecuzione dei lavori di accantieramento ed altro inerente alla MISE (Messa in sicurezza d'emergenza). Nel novembre del 2006 l'Ufficio ecologia rilasciò il parere per la realizzazione di un impianto di smaltimento reflui civili all'interno di quel cantiere. L'attività prevedeva la rimozione del corpo rifiuti presente nell'area contaminata per una quantità complessiva di circa 70.819 metri cubi composti da ceneri di pirite e calcareniti.

Risultati geognostici

Attraverso lo studio dei carotaggi, spinti fino a 15 metri sotto il piano di campagna, era emerso che la profondità del banco di ceneri di pirite variava tra 0 e -4 metri, misurati al disotto del livello del mare, mentre in superficie oscillava tra 0 e + 1.85 metri. Nel progetto erano previsti la rimozione totale dei rifiuti tossici, l'asporatazione della scogliera anch'essa contaminata e il ripristino della naturale e originale linea di costa.

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Thapsos

Brevi note storiche

03 Giug 2013

E' sulla Penisola Magnisi, collegata alla terraferma da uno stretto istmo sabbioso e situata tra i golfi di Augusta e Siracusa, che nella media età del Bronzo (XV-XIII sec.a.C.) si sviluppa una delle più importanti culture preistoriche. Il ritrovamento di ceramiche micenee e di tipo maltese fa pensare che Thapsos sia stata un importante emporio commerciale. Gli scavi hanno portato alla luce rilevanti resti di un abitato in cui si riconoscono capanne a pianta circolare risalenti al XV-XIV sec.a.C. in alcune delle quali sono ben evidenti i fori per l'alloggiamento dei pali di sostegno del tetto e il focolare centrale. Ad una fase successiva (XIII-XII sec.a.C.) apparterrebbero dei veri e propri complessi abitativi composti da più ambienti a pianta rettangolare che si dispongono attorno a un cortile centrale acciottolato, di chiara influenza micenea.

Una Penisola aggredita dagli industriali

03 Giug 2013

L'invidiabile posizione geografica della Penisola di Magnisi e le sue due insenature ben protette hanno costituito , sin dall'antichità, un fattore di grande importanza per lo sviluppo socio-economico dell'intera zona. A pertire dagli anni Cinquanta la sua rilevanza strategica venne sfruttata solamente dagli industriali, nuovi colonizzatori, che sulla Penisola di Magnisi tentarono di innalzare "templi inquinanti" e tutto questo grazie alla complicità di un Piano Regolatore voluto dal Consorsio A.S.I. (Area di Sviluppo Industriale) mirato ad aggredire qualsiasi area della Sicilia Sud Orientale. Fortunatamente furono imperi inquinanti che trionfarono un attimo per finire poi nell'oblio. E di queste costruzioni (e di altre tentate costruzioni) rimangono adesso solamente ruderi, quasi mummie attonite e sbigottite, cattedrali nel deserto che danno inquietudine e conferiscono un aspetto spettrale ad un panorama già brullo e dominato da arbusti e cespugli spinosi. Quello che più ha arrecato danno alla Penisola Magnisi è il rifiuto tossico meglio noto come cenere di pirite che venne disseminato in ogni zona dell'area archeologica e soprattutto di fronte all'ex stabilimento Espesi ove, per realizzzare un posteggio autovetture per i dipendenti di quello stabilimento, venne colmato lo specchio d'acqua antistante utilizzando materiale calcareo e un'ingente quantità di ceneri di pirite. Un inquinamento di terra e di mare di vastissime proporzioni che sta rendendo problematico il nostro presente.