5 RISPOSTE SULL'INCENDIO ALLA ERG DI PRIOLO

Newsletter di Mario Pagliaro (nella foto) ricercatore chimico al CNR presso la sede di Palermo dell'Istituto dei materiali nanostrutturati (Usmn).

L'incidente alla Erg di Priolo fa emergere, ancora una volta, l'inadeguatezza della cultura operativa delle imprese e delle pubbliche amministrazioni italiane.

4 maggio, 2006:
5 risposte sull'incendio alla Erg di Priolo

30 ore di incendio con fiamme alte 40 metri. Interruzione della produzione a tempo indeterminato. Mancanza di informazioni e fuga della popolazione in montagna. Crollo dei corsi azionari. Pompieri feriti in ospedale. Inquinamento alle stelle e conflitto d'interessi. L'ennesimo incidente industriale italiano suggerisce delle considerazioni sulla crisi del sistema produttivo e amministrativo italiano sulle quali operare per iniziare il cambiamento.


Cosa è successo alla Erg di Priolo domenica 30 aprile?

Incendio alla raffineria Erg di Priolo, 30 aprile 2006. Di sera, intorno alle 17,30 nel pieno di un prolungato week-end -- com'è tipico della maggior parte dei più gravi incidenti industriali (inclusi Bhopal e Chernobyl) -- due esplosioni alla raffineria del gruppo Erg, Isab Impianti Nord a Priolo segnalavano la deflagrazione del combustibile, con fiamme alte decine di metri e un fumo nero e denso.

Una perdita di greggio in una tubazione che trasporta greggio dal parco serbatoi agli impianti di lavorazione e una scintilla fanno partire un focolaio nella tubatura, larga mezzo metro, situata nel sottopasso stradale dell'ex strada statale 114, a poche centinaia di metri dagli impianti di lavorazione.

Fuggi fuggi generale della popolazione di Priolo e Melilli verso i monti.

C'erano misure di preparazione all'emergenza e per il controllo delle conseguenze di quanto accadeva?

"Incredibile ma vero -- dice Salvo Maccarrone di Priolo --. Per mancanza di acqua per spegnere l’incendio si è rischiata la catastrofe ancora peggiore".

I vigili del fuoco di 4 province hanno usato gli schiumogeni e poi l’acqua dei loro mezzi ; quando è finita, hanno pensato bene di collegarsi agli idranti dello stabilimento ma il più vicino era distante dall’incendio mezzo chilometro circa e una volta collegatisi all’idrante, lato monte, si scopre che non c’era acqua.

Un po’ d’acqua invece la si è avuta da un idrante lato mare ma con una pressione insufficiente.

Una decina di pompieri sono rimasti intossicati o lievemente ustionati. Uno di loro, ustionato seriamente, è stato invece ricoverato d’urgenza.

Dopo 22 ore il rogo era domato mantenendo acceso un ultimo focolaio per consentire che si bruciasse il greggio ancora contenuto nelle condotte.

La popolazione parla di odori nauseabondi. Ma per il consorzio industriale che verifica la qualità dell'aria -- cioè per il controllore che è posseduto dai controllati -- l'aria sapeva di fiori.



L'incidente ha riguardato solo la Sicilia, o ha avuto un impatto su tutta l'azienda e sul mercato globale?

La raffineria lavora 160.000 barili di petrolio al giorno -- 12 milioni di dollari al prezzo corrente di 75 dollari/barile -- ed è ovviamente stata chiusa a tempo indeterminato.

"La chiusura -- scrive la Reuters -- ha spinto al rialzo il prezzo del petrolio a oltre i 73 dollari al barile, alimentando le preoccupazioni sull'offerta alla vigilia della stagione estiva, in cui gli impianti europei contribuiscono a soddisfare il picco di domanda degli Stati Uniti. Erg esporta prodotti negli Usa, ma non è ancora chiaro se l'incendio avrà un reale impatto sull'export. La raffineria rifornisce le industrie petrolchimiche e produce anche semi-lavorati per il mercato italiano e l'export.

Il titolo Erg nell'ultimo anno (fino ad aprile 2006)E mentre i titolo di tutte le aziende petrolifere salivano nelle Borse valori di tutto il mondo, in controtendenza la sola Erg, registrava un calo dell’1,78% a 23,19 euro; poi alla riapertura, alle 10,30 Erg perdeva il 4,11% a 22,64 euro con oltre 12 milioni di pezzi passati di mano.

In un report rilasciato subito dopo l'incidente la banca svizzera Ubs stimava che "l'incidente di Priolo potrebbe colpire l'Ebitda 2006 di 28 milioni di euro con un impatto sull'utile netto di 10 milioni", riducendo "la stima di Ebitda per il 2006 del 6%".

Quindi, oltre che ambientale, si è trattato di una catastrofe economica.

L'impianto aveva la certificazione ambientale? E chi, nel caso, lo aveva certificato?

Sì. La Erg Raffinerie Mediterranee S.p.A. -Raffineria Isab Impianti Nord -- attiva nella "raffinazione di greggi e/o semilavorati in prodotti finiti compresi i seguenti processi: approvvigionamento via nave e stoccaggio delle materie prime, blending e stoccaggio dei prodotti finiti (GPL, benzina, virgin nafta, kerosene, gasoli, oli combustibili, zolfo), caricamento dei prodotti e spedizione via mare e via terra, impianti di servizio e tutela ambientale" -- era appena stata certificata -- lo scorso 22 marzo -- in accordo al recentissimo standard internazionale di gestione ambientale ISO 14001 del 2004 dalla DNV Italia S.r.l, filiale italiana del Det Norske Veritas.

Scadenza del certificato: 14 febbraio 2009.

La certificazione ambientale prevede, oltre alla piena conformità alla disposizioni di legge ambientali in vigore, il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali. Se ne conclude che la certificazione ambientale in Italia è priva di qualsiasi efficacia e credibilità.

E le amministrazioni pubbliche cosa hanno fatto?

Hanno, come al solito, tranquillizzato tutti senza alcun dato e sperando nella sorte. "La nube nera che si è sviluppata a causa dell'incendio non è tossica, non c'é alcun pericolo" ha detto il prefetto di Siracusa. Ma di quali dati disponesse, oltre a quelli del controllore-di-proprietà-dei-controllati visto sopra, non è dato sapere.

Dice Enzo Parisi di Legambiente Sicilia: "I piani di sicurezza esterni si sono dimostrati del tutto privi di efficacia informativa nei confronti degli abitanti. Nonostante il sindaco di Priolo abbia provveduto, attraverso il vecchio impianto megafonico, ad avvisare i cittadini e a consigliarli di restare in casa per evitare di respirare sostanze pericolose, un gran numero di loro ha preferito evacuare il paese ed ha così verificato che le vie di fuga sono ancora insufficienti a fronteggiare simili emergenze.

"Non avendo fonti d'informazioni istituzionali, i cittadini di Melilli, di Augusta e di Siracusa, hanno tentato di sapere cosa stava succedendo telefonando a parenti e amici o ai centralini dei vigili del fuoco".

 
 

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